Il termine “globalizzazione” è diventato una consuetudine del linguaggio corrente, dapprima adoperato in ambiti professionali e accademici, poi si diffuso in ogni ambiente culturale e sociale. Tutti percepiscono che la globalizzazione ha determinato dei cambiamenti nell’economia, nei territori di appartenenza e nella vita quotidiana. Tutti comprendono che i confini si sono “dissolti” e capitali, imprese, persone, turisti, competenze professionali e giovani, possono muoversi liberamente e ricercare le migliori opportunità economiche o di vita.

Di quale processo si tratta?

La letteratura a questo proposito è smisurata. In breve, si può sostenere che il processo d’integrazione si è sviluppato nel corso del 1800 (interrompendosi a cavallo delle due guerre mondiali e della Grande depressione), prendendo vigore nella seconda metà del 1960 e affermandosi definitivamente dopo la caduta del muro di Berlino. La fine della divisione del mondo a blocchi, infatti, ha portato alla apertura e “liberalizzazione” dei mercati.

Che cos’è la Globalizzazione?

In pratica, la globalizzazione è un fenomeno di tipo economico, finanziario, tecnologico, sociale e culturale, in cui le interdipendenze tra Stati aumentano in maniera esponenziale, tanto che oggi, ad esempio, non si distinguono i “confini” precisi per imprese, mercati e conoscenze, né si assiste a modelli divergenti di produzione e di consumo, perché essi si sono fatti più uniformi e convergenti.

La liberalizzazione dei mercati e il progresso tecnologico, hanno ridotto gli ostacoli di tipo doganale, fiscale, di circolazione di merci e capitali e abbattuto le barriere negli scambi e nelle comunicazioni. Questo ha contribuito alla crescita del commercio internazionale e degli investimenti diretti all’estero, favorendo la delocalizzazione delle imprese e lo sviluppo di reti di produzione e di scambio senza vincoli geografici.

Per questo motivo, la globalizzazione rappresenta un fattore di competitività per le imprese, poiché esse hanno la possibilità di aumentare le dimensioni generando consistenti economie di scala, di accedere a nuovi mercati, di ridurre i costi esportando di più o trasferendo le produzioni in virtù di migliori condizioni fiscali, normative, sindacali e così via.

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La stessa finanza internazionale ne ha tratto enorme giovamento al punto che oggi il volume delle transazioni è stimato intorno ai 4.000 miliardi di dollari al giorno. La globalizzazione ha determinato benefici per le attività della finanza speculativa, per le grandi imprese multinazionali e per altre tipologie d’impresa (ad esempio le PMI italiane) che operano sul mercato globale.

La fase di sviluppo della finanza e dell’economia industriale ha reso possibile la crescita e il successo di alcuni Paesi; e allo stesso tempo ha concorso ad aggravare storici squilibri presenti in alcuni Paesi o in ampie aree geografiche. Questo vale per alcuni Paesi del Sud-Est asiatico, posti ai margini dello sviluppo e che tuttora sono meri fornitori a bassissimo costo di manodopera per la stessa Cina, o per gran parte dei Paesi africani.

Per questo motivo, i giudizi in materia sono divergenti; alcuni economisti e studiosi, ritengono che l’apertura e l’integrazione rappresentino una necessità del libero mercato e del capitalismo, in modo da distribuire maggiore ricchezza a tutti. Secondo questo punto di vista, la globalizzazione può avere effetti positivi sull’economia mondiale perché fa crescere gli scambi commerciali e l’afflusso degli investimenti verso aree più povere e, di riflesso, favorisce la riduzione del divario economico tra i Paesi sviluppati e quelli in via di sviluppo.

Altri, invece, ritengono che la globalizzazione punti in primo luogo allo sfruttamento economico dei Paesi più poveri da parte di quelli più ricchi. Visto che le condizioni di mercato sono lontane da quelle di concorrenza perfetta e date le forti differenze economiche, tecnologiche, culturali, politiche, che esistono tra Paesi diversi, gli eventuali effetti positivi non si distribuiscono in modo uniforme. Tutt’altro. I Paesi in via di sviluppo possono avere conseguenze sfavorevoli, mentre negli stessi Paesi sviluppati si può ampliare il divario e il contrasto tra i diversi settori sociali (un po’ quello che sta succedendo anche in Italia). A essere danneggiati sono in primis i lavoratori, imprese industriali o singole produzioni, infatti, sono delocalizzate all’estero o non vengono più realizzate in un dato contesto territoriale.

In ogni caso, le considerazioni che si potevano fare vent’anni fa sul mondo o sulle singole realtà geografiche, sembrano non avere più senso nella situazione attuale. Le differenze di modelli e culture tendono progressivamente a omogenizzarsi, tanto da influenzare i gusti dei consumatori a livello nazionale o regionale. Le imprese possono sfruttare le rilevanti economie di scala nella produzione, distribuzione e marketing, specie dei beni di consumo standardizzati, praticando bassi prezzi (e di conseguenza bassa qualità) per penetrare tutti i mercati e convincere i consumatori all’acquisto. A ciò si aggiunge la trasformazione dei territori (anche dei nostri), dovuta alla delocalizzazione delle imprese che influenza la produzione di beni che storicamente venivano realizzati nei vari distretti e che ora sono diventati patrimonio produttivo di altri Paesi.

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La globalizzazione non ha determinato effetti esclusivamente sulla produzione e sulle attività finanziarie ma anche sulle società, facendo emergere una serie di aspetti e tendenze sociali.

Se le aziende producono maggiore ricchezza, è possibile che migliori la distribuzione dei benefici, in particolare nella produzione e nei capitali. Questi effetti, tuttavia, contrastano con il fatto che vi siano numerosi Paesi, specie quelli in via di sviluppo riconosciuti come “motori” della globalizzazione, in cui la crescita economia non è accompagnata a una parallela crescita democratica (scarsi diritti umani e politici, assenza di protezioni sociali). Si assiste, in sostanza, a un’asimmetria tra l’evoluzione economica e l’applicazione di regole.

Per questo, dato il modello di sviluppo emergente, sono presenti ricadute che influenzeranno sempre più il futuro dei Paesi e le vite umane.

Spero che la lettura sia stata utile e di tuo gradimento. Per approfondire questo e le conseguenze sulle aziende e la loro comunicazione, compila il form.