Abbiamo molti casi di PMI italiane che hanno trovato fortuna all’estero, grazie a Internet e all’apertura dei mercati, ma queste aziende dove vanno principalmente?

Prendendo in considerazione i soli flussi di export verso Argentina, Brasile, Sudafrica, Indonesia, Cina, India, Russia e Turchia, dalla fonte Istat, risulta che l’export conseguito dalle imprese italiane nel periodo gennaio – ottobre 2013 è stato pari a 35,8 miliardi di euro, che equivale al 2% del PIL italiano!

I Paesi che attraggono i maggiori flussi in miliardi di euro sono:

  1. Russia 9,1 (+ 9,8% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno);
  2. Turchia 8,446 (- 5,5%);
  3. Cina 8,142 (+ 11,1%);
  4. Brasile 4,197 (+ 2,4%);
  5. India 2,430 (- 12,3%);
  6. Sudafrica 1,646 (+ 12,3%);
  7. Indonesia 902 (- 6,5%);
  8. Argentina 897 (+ 9,5%).

Nel 2012 l’Italia è stata tra i soli cinque Paesi al mondo, assieme a Cina, Germania, Giappone e Corea del Sud, ad avere un saldo con l’estero superiore ai 100 miliardi di dollari per i manufatti non alimentari. Questi risultati dovrebbero seriamente far pensare a quelle che sono le reali potenzialità del nostro Paese.

Tanto per essere chiari, tra ottobre 2008 e giugno 2012 il fatturato estero dell’industria italiana è cresciuto più di quello tedesco e francese; le altre situazioni interne e politiche purtroppo non hanno avuto un simile andamento.

Ma quali sono le aziende che vanno meglio?

Questo dipende dalla programmazione aziendale e nella sua capacità di fare investimenti funzionali al suo business. Nel 2013, in Italia, 328 mila aziende dell’industria e servizi, pari al 22% del totale italiano del settore, hanno investito in tecnologia green. Questo ha determinato, assieme all’aumento delle esportazioni, il 38% di tutte le assunzioni.

Oltre la metà di queste imprese si trova al Nord, equamente divisa tra Est e Ovest. Il meridione conta 93.500 (28,5%), mentre il Centro si ferma a 64.800 (19,8%).

Chi investe green è più forte all’estero:

  • Il 42% delle imprese manifatturiere che fanno eco-investimenti esporta i propri prodotti, contro il 25,4% di quelle che non lo fanno;
  • Il 30,4% delle imprese del manifatturiero che investono in eco-efficienza ha effettuato innovazioni di prodotto o di servizi, contro il 16,8% delle imprese non investitrici;
  • Il 21,1% delle imprese manifatturiere eco-investitrici ha visto crescere il proprio fatturato nel 2012, tra le non investitrici è successo solo nel 15,2% dei casi.

Dati positivi si riflettono anche sull’occupazione giovanile:

  • il 42% del totale delle assunzioni under trenta, programmate quest’anno dalle imprese dell’industria e dei servizi con almeno un dipendente verrà fatto proprio da quel 22% di aziende che fanno investimenti green;
  • tra le assunzioni a carattere non stagionale, l’incidenza delle assunzioni a tempo indeterminato è del 52%, mentre scende al 40,5% per le figure non connesse al settore green.

Questi dati, forniti da Unioncamere e il consorzio AASTER, dimostrano come il successo aziendale dipenda soprattutto da una pianificazione funzionale e lungimirante, che consenta di risparmiare, mantenere la qualità del prodotto o servizio offerto e ampliarsi, sfruttando quelle che sono le reti globali che abbiamo a disposizione.

Tutte le strategie devono partire dal principale obiettivo di migliorare la propria situazione, pensare e fare per ottenerlo e infine comunicare nel modo giusto utilizzando i canali più diretti e performanti.